Come scegliere un audit AEO/GEO per un e-commerce italiano
Sempre più clienti chiedono a ChatGPT, Gemini e Google cosa comprare. Come si sceglie un audit AEO/GEO che misuri davvero se il vostro negozio viene citato? Ecco le domande da fare prima di firmare e i segnali che devono mettervi in guardia.
Sempre più persone, prima di comprare un materasso o un paio di scarpe, chiedono consiglio a ChatGPT, a Gemini o alla risposta che Google mette in cima ai risultati. Se il vostro negozio non compare in quelle risposte, per quel cliente non esiste. Da qui nasce la richiesta di audit AEO: un'analisi che vi dice se, come e accanto a chi le intelligenze artificiali citano il vostro e-commerce.
Il guaio è che sotto lo stesso nome (AEO, GEO, «visibilità AI») oggi si vende di tutto: dal report generato in automatico in pochi minuti allo studio fatto con un metodo dichiarato e verificabile. Visti da fuori si somigliano. Questa guida serve a distinguerli.
Una premessa onesta. Noi, qui nello studio Massimo Ivaldi, facciamo audit AEO e analisi della ricerca interna per e-commerce. Proprio per questo qui non nominiamo né giudichiamo nessun fornitore, noi compresi. Vi diamo solo i criteri che useremmo noi se dovessimo comprarne uno: valgono per chiunque, anche per la nostra offerta. I criteri che seguiamo noi sono pubblici nella Carta della misurazione.
Cosa può dirvi davvero un audit AEO
Un buon audit risponde prima di tutto a una domanda semplice: il vostro marchio compare, e quanto spesso? Su quali richieste dei clienti, e su quale intelligenza artificiale, perché ChatGPT, Gemini, Google AI Overview e Google AI Mode non rispondono allo stesso modo.
Poi vi dice come compare: in testa o in fondo all'elenco, accanto a quali concorrenti, con che tono. E vi mostra le fonti, cioè i siti su cui le AI si appoggiano per rispondere: recensioni, comparatori, marketplace, riviste di settore, il vostro stesso sito. Spesso è lì che si gioca la partita.
Un audit completo, infine, guarda dentro il negozio: controlla se schede prodotto, categorie e ricerca interna sono scritte in modo che una macchina le capisca e le possa citare.
Cosa nessun audit può promettervi
Ci sono tre cose che nessuno, per quanto bravo, può darvi.
Una posizione fissa. Fate due volte la stessa domanda a ChatGPT e otterrete due risposte diverse. Un'interrogazione singola è un campione, non una classifica. Chi vi mostra un solo giro come fosse una graduatoria vi sta dando un'impressione, non una misura.
Quello che vede ogni singolo cliente. Le risposte cambiano con l'account, con la cronologia, a volte con il luogo. Dall'esterno si può misurare cosa vede un utente tipo, non ciascuno.
Una garanzia di risultato. Nessuno controlla cosa citano i modelli. Chi vi promette di «farvi entrare in ChatGPT» entro una certa data vi promette qualcosa che non è nelle sue mani.
Le domande da fare prima di firmare
Il modo più semplice per capire cosa state comprando è fare qualche domanda, per iscritto, a chi vi propone l'audit. Una risposta vaga vi dice più di qualsiasi report di esempio.
Da dove e in che lingua vengono fatte le domande?
Molti strumenti nati all'estero interrogano le AI come se fossero un utente americano. Per un negozio che vende in Italia il risultato serve a poco: cambiano i marchi, i negozi suggeriti, i prezzi. Chiedete che le domande siano poste in italiano, da un utente localizzato in Italia, e fatevi spiegare come viene impostata la localizzazione.
Quali AI vengono misurate, e come si raccolgono le risposte?
Fatevi dare l'elenco preciso, e per ciascuna AI quante risposte sono state davvero ottenute: capita che una non risponda per un giorno intero. Chiedete anche se le risposte vengono dalle interfacce che usano i clienti o dalle API per sviluppatori. Non è la stessa cosa: quello che restituiscono le API può essere diverso da quello che vede chi usa l'app. Se a raccogliere i dati è un fornitore esterno, deve essere nominato.
Quante volte viene ripetuta ogni domanda?
Visto che le risposte cambiano, una domanda posta una volta sola dice poco. Con almeno tre ripetizioni si comincia a capire cosa è stabile e cosa è caso. Accanto alle percentuali dovreste trovare un margine di incertezza, o almeno il numero su cui sono calcolate. «Presente nel 50% delle risposte» significa una cosa se le risposte sono quattro, un'altra se sono quattrocento.
Chi sceglie le domande, e posso vederle?
Le domande decidono il risultato: scegliendole con cura si può far vincere o perdere chiunque. Pretendete l'elenco completo e controllate che sia scritto come lo scriverebbero i vostri clienti, dalle richieste più generiche («che materasso comprare?») a quelle più precise.
Chi decide se un marchio è citato, e con che tono?
Quasi sempre non è una persona, ma un altro modello di intelligenza artificiale che legge le risposte e le classifica. Non c'è niente di male, purché vi dicano quale modello, in quale versione, e quante risposte sono state ricontrollate da un essere umano.
Quali concorrenti vengono contati?
Gli strumenti contano solo i marchi che qualcuno ha messo in elenco. Se le AI citano un concorrente che non avevate previsto, rischia di sparire dai numeri. Un buon report ha una parte dedicata ai marchi emersi fuori elenco, e spesso è la più utile.
Mi date le risposte originali? E dove finiscono i miei dati?
Senza le risposte originali, con data e piattaforma, i numeri del report non si possono verificare: chiedetele. Chiedete anche quali fornitori trattano domande e risposte, e in quali paesi. Molti servizi di questo tipo passano da aziende fuori dall'Unione europea, e avete il diritto di saperlo.
L'audit è legato ad altri servizi?
Se chi fa l'audit vende anche altro, come contenuti, campagne o posti in classifica, chiedete che la separazione sia messa per iscritto. Un audit che serve soprattutto a vendere il servizio successivo tende a trovare proprio i problemi che quel servizio risolve.
I segnali che devono mettervi in guardia
Diffidate di un punteggio unico, da 0 a 100, di cui nessuno vi spiega la formula: se non sapete come si calcola, non sapete cosa misura. Diffidate delle percentuali senza denominatore e dei risultati di un solo giro presentati come classifica.
State attenti a chi garantisce risultati o tempi certi, a chi non dice da quale paese interroga le AI, a chi non vi consegna le risposte originali. E guardate con sospetto un report fatto solo di punti deboli, con il preventivo già allegato.
Se qualcuno parla di metodo «certificato» o «approvato», chiedete da quale ente e in base a quale norma, e verificate.
Cosa dovreste ricevere alla fine
Un report serio comincia dicendo come è stato fatto: in che data, da quale paese e in che lingua, su quali AI, con quante domande e quante ripetizioni, con quali strumenti. Poi vi dice quante risposte sono arrivate davvero, tenendo separati gli errori tecnici dalle risposte in cui semplicemente non siete citati.
Viene poi il cuore: i risultati domanda per domanda e piattaforma per piattaforma, ogni numero con il suo denominatore, le fonti più citate, i marchi emersi fuori elenco. Se l'audit comprende il sito, segue l'analisi di schede, categorie e ricerca interna. Le raccomandazioni arrivano per ultime, legate ai dati e in ordine di priorità. In allegato, le risposte originali.
Un'ultima cosa da chiedere: è prevista una seconda misura dopo gli interventi, con lo stesso metodo? Senza, non saprete mai se quello che avete cambiato è servito.
Domande frequenti
AEO e GEO sono la stessa cosa?
Nell'uso comune sì: indicano entrambi il lavoro per farsi citare nelle risposte delle intelligenze artificiali. Per scegliere un audit conta il metodo, non l'etichetta.
Posso fare un primo controllo da solo?
Sì, ed è un buon punto di partenza. Scrivete una decina di domande come le farebbe un vostro cliente e ponetele a ChatGPT, a Gemini e a Google, in una finestra anonima. Annotate chi viene citato e da quali siti. Il limite è evidente: poche prove, fatte una volta sola.
Un audit fa aumentare le vendite?
No, da solo. Misura e vi indica cosa cambiare. L'effetto si vede soltanto misurando di nuovo, con lo stesso metodo, dopo gli interventi.
Ogni quanto va ripetuto?
Dopo interventi importanti sul sito o sulle fonti esterne, e quando le AI cambiano modello. Le risposte cambiano nel tempo: un audit è una fotografia con una data.
Ha senso per un e-commerce piccolo?
Se i vostri clienti chiedono consigli d'acquisto alle AI, sì. Cominciate dal controllo fatto a mano: vi dirà se vale la pena investire in una misura più ampia, per esempio un audit light AEO/GEO.